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per salvare la “Borsa” ci prendono la vita

June 28th, 2010 · 1 Comment

La manovra del governo Berlusconi, si distingue per l’ispirazione radicalmente antipopolare e
classista che la anima. Non un euro viene chiesto a chi ha redditi più alti. Niente è previsto sulle
rendite finanziarie tassate la metà della aliquota più bassa sul lavoro. Niente sui grandi patrimoni.
Ricordiamo che il nostro paese secondo i dati Bankitalia e secondo le analisi Ocse, è stato uno dei
paesi in cui maggiormente sono cresciute le disuguaglianze negli ultimi vent’anni ed ha oggi una
distribuzione della ricchezza particolarmente iniqua: solo 2 milioni 380mila famiglie italiane (il
10% del totale), infatti, posseggono il 44,5% della ricchezza netta complessiva. Di contro, il 50%
delle famiglie italiane (le più povere) ne detengono appena il 9,8%
Gli effetti della manovra si abbattono anche sulla sanità pubblica. In due anni il budget si riduce di
oltre 2 miliardi di euro: 1 miliardo nel 2011, di cui 418 milioni di contenimento della spesa del
personale e 600 milioni per i farmaci; 1 miliardo e 132 milioni nel 2012, di cui sempre 600 milioni
per i farmaci. Il blocco del turn over e il dimezzamento dei precari colpiscono anche il sistema
sanitario. Si potrà sostituire solo un medico ogni cinque che vanno in pensione, causando la
diminuzione di circa 12.000 unità in due anni e il conseguente riduzione del 10% delle prestazioni
mediche erogate ai cittadini. La riduzione di personale sarà di 156.000 addetti nel triennio, 20.000 i
precari licenziati. Questo comporterà la messa in discussione del diritto alla salute dei cittadini. La
manovra interviene sulle regioni in regime di commissariamento per il debito, che nel caso di non
rispetto del piano di rientro (con tasse al massimo e ticket generalizzati) vedranno il rischio di un
sostanziale blocco dei trasferimenti. Sul fronte della spesa farmaceutica rischia di essere
estremamente penalizzante per i cittadini il fatto che, se il medico generico prescrive un farmaco in
regime di brevetto, la differenza di prezzo con il farmaco generico dovrà essere pagata direttamente
dal paziente anche se è in regime di esenzione. Va ricordato, inoltre, che il decreto appena
emanato, che contiene i su citati provvedimenti, è solo una parte della manovra complessiva che si
prospetta con altri provvedimenti legislativi, che colpiranno ulteriormente la sanità pubblica. Tra
questi ne ricordiamo tre, gravissimi: il primo è la nuova normativa sulla governance sanitaria con la
liberalizzazione dell’intramenia e ulteriori spazi di privatizzazione; il secondo riguarda la
declassificazione di interventi oggi eseguiti in day surgery o day hospital, derubricati in prestazioni
ambulatoriali e quindi deprivati di assistenza post chirurgica o post specialistica; il terzo stravolge e
cancella alcuni interventi sanitari oggi in regime di livelli essenziali di assistenza, togliendo alle
Regioni il riconoscimento e la relativa copertura economica, aprendo quindi la via a porre a totale
carico del paziente i costi di questi interventi. E’ sempre più evidente che il governo Berlusconi
lavori ad un taglio generale in sanità che lo stesso ministro Fazio indicava in circa 10 – 11 miliardi
nel biennio. L’insieme di misure rientra pienamente nel disegno del governo di smantellare lo stato
sociale per proseguire il percorso di sviluppo del “pilastro” privato nei servizi sanitari, sociosanitari
e sociali.
per salvare la “Borsa” ci prendono la vita
Assalto alla sanità pubblica
Partito della Rifondazione Comunista
dipartimento salute

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No al nuovo carcere (CIE) alla Sacra Famiglia-Cadidavid: ne lì ne altrove

June 24th, 2010 · No Comments

Il sindaco Flavio Tosi ha deciso: il nuovo carcere per immigrati clandestini, bonariamente chiamato Centro di Identificazione e Espulsione, sarà in via Gelmetto presso la caserma Schiavo.

Ne ha già parlato con il ministro dell’Interno e con la logica del “padrone a casa vostra” ha concordato tutto….sulla pelle dei cittadini della Sacra Famiglia e di Cadidavid (via Gelmetto non è una “zona isolata”…..) compresi gli elettori leghisti che numerosi lo hanno votato a suo tempo.

Poche frottole: il CIE è un carcere per poveri disgraziati che hanno commesso il solo reato di tentare una nuova possibilità di vita senza avere il permesso di soggiorno o che lo hanno perso perché in Italia, grazie alla Bossi-Fini, chi perde il lavoro e non ne trova un altro, dopo pochi mesi è costretto a entrare in clandestinità.

La Federazione della Sinistra appoggia gli abitanti della zona Sud di Verona che sarebbero costretti a vivere a fianco di una struttura a rischio di problemi di ordine pubblico come dimostrano le vicende degli analoghi centri in molte parti d’Italia e ritiene che le politiche dell’immigrazione vadano affrontate in modo molto diverso dalla logica repressiva del governo e del comune di Verona.

Ricordiamo a chi ritiene di essere il Padrone della città che già nel passato qualcun altro aveva provato a devastare la zona Sud di Verona con lo sciagurato progetto del Treno ad Alta Velocità ma la mobilitazione degli abitanti aveva costretto Lorsignori a una rapida marcia indietro.

Oggi la strada è ancora quella: la mobilitazione popolare per fermare i progetti del “sindaco più amato d’Italia”.

La Federazione della Sinistra sarà a fianco dei cittadini e delle cittadine per dire NO al carcere-CIE.

Verona, 23 giugno 2010

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TSO per le donne dopo il parto? Il problema è sociale, non psichiatrico

June 15th, 2010 · No Comments

SOCIETÀ

La proposta del TSO per le donne che, nel dopo parto, potrebbero divenire potenzialmente pericolose per l’incolumità del nuovo nato non poteva che nascere da (contorte) menti ‘maschili’. Ogni donna, ogni mamma, sa che dopo la nascita il suo, nella stragrande maggioranza dei casi, non è un problema psicologico o psichiatrico, ma sociale. Sente la difficoltà di conciliare il nuovo ruolo con tutti gli altri che le si lasciano appiccicati addosso e che aumentano stress, ansie, sentimenti depressivi, fatica fisica ed emotiva.
Ma questa proposta sciagurata non è nuova: ricordo ancora lo sbigottimento dell’allora Ministro della Sanità Sirchia quando in Parlamento alla sua idea di introdurre lo ‘psichiatra di prossimità’ per prevenire le ‘madri assassine’, avevo ribattuto con una battuta che, con tutta probabilità, sarebbe stata molto più efficace (e molto meno costosa) l’introduzione di una ‘colf di prossimità’. Ai nostri politici, ai nostri tecnici sfugge quello che era evidente a tutte le generazioni precedenti e alla saggezza popolare riassunta in un’efficacissima frase di Gandhi “Per allevare un bambino ci vuole un villaggio”.
Nella nostra società è ‘sparito’ quel villaggio di relazioni che può consentire a una donna di divenire madre, mancano le rete familiari e parentali, le relazioni di vicinato e di amicizia, mancano i luoghi di trasmissione delle competenze, di incontro per la relazione tra donne e con i nuovi nati.
Dopo lo ‘stato interessante’, per familiari, amici, partner, ginecologo, ostetrica, colleghi, arriva il momento dell’abbandono. Madre e neonato spesso passano tutta la giornata da soli, in appartamenti sempre più piccoli, lasciati al mattino e riabitati solo alla sera da chi rientra troppo stanco per poter fare qualunque cosa, anche solo comprendere ritmi e spossatezza di un impegno che richiede 24 ore di piena attenzione al giorno per 7 giorni la settimana, senza alcun supporto. Che in questa situazione si verifichino crisi di adattamento, più o meno serie, non può certo meravigliare. Quello che meraviglia è che poco o nulla si faccia per prevenire e curare una situazione che può rovinare i primi mesi di vita con un bambino, che rende infelici e che certo ha ripercussioni anche pesanti sulle relazioni e sulle vite future della donna, del bambino, della coppia, della società.
Oggi in Italia non esiste alcun riconoscimento del periodo ‘straordinario’ che la donna vive nel dopo parto, anzi è continuamente misconosciuta la necessità di vivere un periodo ‘straordinario’. Si presume che la vita riprenda come se nulla fosse accaduto dopo un evento così denso dal punto di vista fisico, psichico, emozionale, spirituale e sociale e che la donna si senta immediatamente all’altezza dei nuovi compiti (madre, nutrice) continuando senza problemi tutti i precedenti (moglie, madre, casalinga, amante, cuoca, lavandaia e, a detta della ministra Gelmini, lavoratrice per non essere una ‘privilegiata’).
Al di fuori dell’occidente, dove il post-partum è ancora celebrato dalla comunità, i riti incanalano la paura e rinsaldano la donna nel nuovo ruolo, mentre noi abbiamo abbandonato quelle tradizioni e quei riti che erano indirizzati a coltivare la vita, non solo quella dello spirito ma anche la vita materiale (alcune ‘proibizioni’, come, per esempio, il non tenere le mani in acqua, sicuramente rispondevano anche a bisogni di tutela della salute ma significavano anche la vicinanza della comunità, visto che sicuramente qualcun’altra al suo posto si occupava del bucato, così come altre preparavano il brodo…).
Oggi, sole, davanti a un piccolo essere totalmente dipendente che richiede cure continue e davanti a un cambiamento per cui non sono attrezzate, molte donne divengono fragili.
La nuova madre ha necessità di essere curata per poter curare, accudita per poter accudire, rassicurata per poter dare un’amorevole attenzione al bambino: le donne (con gruppi auto-gestititi, richieste di incontri nel post-parto, gruppi di discussione virtuali, community) chiedono di colmare questo vuoto, a volte lo ‘gridano’ con comportamenti drammatici, ma le istituzioni latitano.
In Italia esistono solo esperienze sporadiche, il più delle volte promosse o gestite da associazioni di donne. Il Melograno, centri informazione maternità e nascita, presente in varie città in Italia, così come altre associazioni, hanno sperimentato concretamente come la più efficace forma di prevenzione della depressione post-partum stia nel costituire gruppi di appoggio e di auto e mutuo aiuto con altre madri e servizi di supporto nel dopo parto (incontri, reperibilità telefonica, spazi di aggregazione, spazi per il lavoro corporeo, servizi di supporto all’allattamento –c’è una sicura relazione in tutto il mondo tra declino dell’allattamento e aumento della frequenza di depressione, anche se non è provato il contrario). E, soprattutto, visite domiciliari, per poter contare non sullo sporadico e non garantito aiuto dei familiari, ma sulla sicurezza di un supporto professionale disponibile e anche per rilevare precocemente eventuali disfunzioni nell’ambiente di vita. In altri Paesi occidentali è il servizio sanitario pubblico ad assicurare un’“assistente professionale di maternità” a domicilio: un angelo che gestisce le visite, fa i test, risponde alle domande, supporta l’allattamento, ma anche (e solo chi ha partorito sa quanto questo sia prezioso nei primi giorni) si prende cura della biancheria, della cucina, della spesa, dei bambini più grandi, consente un sonno ristoratore…

Il Melograno di Roma, grazie alla legge n. 285 del 1997, ha gestito dal 1999 un progetto di sostegno domiciliare nel Comune (ora purtroppo interrotto dalla nuova giunta) con le mamme in situazioni a rischio (grave situazione socio-economica, immigrazione, madri sole, patologia psicologica o psichiatrica, tossicodipendenza, minore età, prematurità) finalizzato alla prevenzione del disagio, comprese le situazioni di abuso e maltrattamento. Attraverso incontri settimanale nel primo anno di vita di 2 ore con un’operatrice, l’assistenza domiciliare ha stimolato risorse, facilitato la relazione con il bambino, sostenendo la neomadre senza mai sostituirsi nell’affrontare le sue ansie e le sue difficoltà. Questo intervento, ponendo le basi per un attaccamento sicuro, accrescendo la fiducia in se stesse, permettendo di non “perdersi” di fronte alle tante difficoltà e soprattutto di riuscire a osservare e capire meglio il proprio bambino e a sentirsi più competenti, ha portato molti benefici, soprattutto per le poche donne depresse e ha prevenuto tanti potenziali problemi.

Tiziana Valpiana (Già parlamentare PRC

Presidente onoraria Associazione Nazionale IL Melograno)

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June 7th, 2010 · No Comments

CRISI ECONOMICA

E PR0VVEDIMENTI DEL GOVERNO:

attaccano le condizioni di vita e di lavoro dei ceti popolari e sostengono sia l’unica scela possibile.

Altri sono i provvedimenti da assumere per evitare che gli speculatori (leggi banche, finanziarie, tutti amici di Lorsignori, non solo del governo purtroppo) provochino il tracollo economico di interi paesi.

La Federazione della Sinistra

presenta le sue proposte di politica economica

e di mobilitazione sociale

VENERDì 11 GIUGNO alle 20,45

SALA LUCCHI

(Palazzina Servizi dello Stadio)

con

LUIGI VINCI

Direzione Nazionale PRC

ROBERTO ROMANO

Ricercatore, Centro Studi CGIL Lombardia

L’invito alla partecipazione è rivolto a tutte/i quante/i sono interessate/i.

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June 4th, 2010 · No Comments

BASTA CON IL SILENZIO
PER NON ESSERE COMPLICI DEI CRIMINI
DELLO STATO DI ISRAELE


Manifestazione Sabato 5 giugno 2010
Corteo da  P.za BRA’ alle ore 10,00

Alle prime ore del  31 maggio u.s.,  in acque internazionali al largo della Striscia di Gaza, la flotta navale da guerra Israeliana appoggiata dagli elicotteri ha aggredito e colpito la FREEDOM FLOTILLA, LE NAVI CHE TRASPORTANO TONELLATE DI AIUTI ALLA POPOLAZIONE PALESTINESE DELLA STRISCIA DI GAZA CHE VIVE SOTTO ASSEDIO DA QUATTRO ANNI.
10 MORTI E PIU’ DI 30 FERITI TRA GLI INTERNAZIONALI CHE ERANO SULLA NAVE TURCA. TUTTE LE NAVI SONO STATE SPERONATE E PORTATE NEL PORTO ISRAELIANO DI ASHEDOT E I COMPONENTI DELLA FREEDOME FLOTILLA SEQUESTRATI.
Agli internazionali sono state requisite  le attrezzature di comunicazione (cellulari, videocamere etc.) e per  48 ore non sono trapelate informazioni sulla condizione dei feriti, dei sequestrati e neppure l’identità dei morti.
Le dichiarazioni di condanna dell’accaduto, in primis da parte dell’ONU, non possono limitarsi:   “è stato un errore, uno sbaglio”!
E’ STATA UN’AGGRESSIONE CRIMINALE CONTRO CIVILI CHE PORTAVANO AIUTI UMANITARI .
ISRAELE E’  LEGITTIMATA A COLPIRE, UCCIDERE, INCARCERARE PERCHE’ LA POLITICA INTERNAZIONALE NON HA MAI CONDANNATO LO STATO DI ISRAELE PER LE VIOLAZIONI CONTRO I DIRITTI UMANI, PER  LE VIOLAZIONI DELLE MOLTEPLICI RISOLUZIONI ONU.
SONO ANCORA NELLA NOSTRA MEMORIA  I 1.500 MORTI  E I PIU’ DI 5.000 FERITI DELL’OPERAZIONE ISRAELIANA PIOMBO FUSO (DICEMBRE 2008 – GENNAIO 2009), COME TENIAMO NELLA MEMORIA   I CRIMINI DELL’OLOCAUSTO E PROPRIO PER QUESTO NON SIAMO   DISPONIBILI A LASCIARE MANIPOLARE LA STORIA.
CONDANNIAMO I CRIMINI DELL’OLOCAUSTO MA  CONDANNIAMO ANCHE LA VIOLENZA  DELLO STATO DI ISRAELE   CHE  STA MASSACRANDO IL  POPOLO PALESTINESE E SOTTOPONE LA POPOLAZIONE  A CRIMINI CHE NELLA STORIA ABBIAMO GIA’ VISTO.
LO STATO DI ISRAELE VA FERMATO, CONDANNATO PER TUTTI I CRIMINI COMMESSI  E PER LA VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI.
Comitato per la Palestina
c.i.p. 02.06.2010

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